Teleobiettivi e Compressione dei Piani

Teleobiettivi e Compressione dei Piani   

Possibilità espressive sfruttando alcuni “effetti collaterali” delle ottiche.

Di Cesare Re

FotoPerCorsi

Compressione dei piani, con teleobiettivo

Monte Rosa, dalla pianura lombarda. Diversi piani, compressi dall’utilizzo di una focale di 400mm su formato aps-c. Nikon D300; Nikkor 80-400 4,5 / 5,6 AFD; Focale 400 mm
Monte Rosa, dalla pianura lombarda. Diversi piani, compressi dall’utilizzo di una focale di 400mm su formato aps-c. Nikon D300; Nikkor 80-400 4,5 / 5,6 AFD; Focale 400 mm

Il teleobiettivo viene spesso associato alla fotografi sportiva o a quella di animali. In realtà non esiste una “classificazione d’uso” per nessun obiettivo. E’ possibile utilizzare i tele per scattare ad ogni genere fotografico, purché si facciano le cose con coerenza e ragionando sul risultato finale che si vuole ottenere. Spesso utilizzo i teleobiettivi anche nella fotografia di paesaggio, per esempio, sia per isolare una parte di uno scenario, sia per selezionare in maniera molto netta una parte ancor più piccola dell’inquadratura. Non mi riferisco solo ai medio tele, tipo 85, 100, 135 mm, ma anche ai super tele, dai 200 mm in su. Scattando con i tele è necessario prestare attenzione al mosso e al micromosso, dovuto al peso degli obiettivi stessi che, spessissimo, richiedono l’uso del treppiede.
Per il paesaggio, suggerisco di usare sempre il cavalletto, perché, oltre a evitare i problemi di mosso, consente anche di inquadrare con più calma e tranquillità e di ottenere foto con miglior composizione. Uno degli effetti ottici, accentuati dall’uso dei teleobiettivi, è la compressione dei piani. In pratica, se fotografo un filare di alberi, per esempio con un 300 mm, la distanza tra un albero e l’altro sembrerà essere minore di quanto non sia nella realtà. Se fotografo un paesaggio con un prato, degli alberi e una cima sullo sfondo, usando un teleobiettivo da 400 mm, la distanza tra il prato, gli alberi e la cima sembrerà essere minore di quanto non sia, un po’ come se questi tre elementi fossero compressi.
Questo effetto può essere usato per fini creativi, consentendo di scattare foto particolari. Non a caso ho citato teleobiettivi potenti, come 300 e 400 mm.

Filare e nebbia, nel Parco del Ticino. Messa a fuoco selettiva, sul primo albero sulla sinistra, diaframma aperto. Nikon D800, Nikkor 80-400 VR 4,5 / 5,6. Focale 300 mm
Filare e nebbia, nel Parco del Ticino. Messa a fuoco selettiva, sul primo albero sulla sinistra, diaframma aperto. Nikon D800, Nikkor 80-400 VR 4,5 / 5,6. Focale 300 mm

Infatti, l’effetto di compressione aumenta all’aumentare della focale ed è quindi molto evidente nei super tele. Da un punto di vista compositivo, sarà necessario tener presente questa caratteristica e usarla e sfruttarla al meglio. In montagna, un punto di ripresa interessante è quello sopraelevato: immaginate un susseguirsi di cime, magari con un po’ di foschia, inquadrate con un tele da 200 o 300 mm; ebbene il risultato sarà una foto con i vari piani delle montagne molto ravvicinati. Anche una foto che comprenda un escursionista in primo piano, con una montagna come sfondo, se scattata con un tele, intorno ai 200 mm, restituirà un’immagine con la persona molto “vicina” alla cima. Scattando con le focali lunghe, è necessario ricordare che la profondità di campo diminuisce. Opportuno, quindi, scegliere sempre il diaframma adatto, a seconda dell’effetto che si vuole ottenere: aperto, per poca profondità di campo, chiuso, per tanta profondità di campo. Nel secondo caso, prestare attenzione al tempo di posa conseguentemente più lungo e valutare l’utilizzo, quindi, del cavalletto, per eliminare il mosso o il micro mosso.

La regola del reciproco della focale per scatti a mano libera 

E’ bene ricordarsi, inoltre, che per scattare a mano libera, senza incorrere in problemi di mosso dell’immagine, è opportuno non servirsi di tempi di posa eccessivamente lunghi. In pratica si consiglia di non utilizzare mai un tempo più lungo del reciproco della focale; se si impugna un 200 mm è consigliabile non scattare a meno di 1/250, con un 100 mm si utilizza 1/125.

Sole e vegetazione. Nikon F90x; Sigma 600 mm f 8 Catadiottrico. Attenzione quando inquadrate il sole direttamente, se la sua luce è ancora intensa, non solo rischiate di rovinare il sensore, ma anche di provocarvi seri problemi agli occhi. Indispensabile un filtro apposito sull’ottica, o occhiali da saldatore. SCATTO SCONSIGLIATO !
Sole e vegetazione. Nikon F90x; Sigma 600 mm f 8 Catadiottrico. Attenzione quando inquadrate il sole direttamente, se la sua luce è ancora intensa, non solo rischiate di rovinare il sensore, ma anche di provocarvi seri problemi agli occhi. Indispensabile un filtro apposito sull’ottica, o occhiali da saldatore. SCATTO SCONSIGLIATO !

La regola è empirica ed è riferita al formato FX. Se utilizzate un formato diverso, dovete utilizzare un tempo di posa aumentato del fattore di moltiplicazione (1,5 x, oppure 2 x e così via). E’ chiaro che sono dati soggettivi e che è impossibile scattare con un 800 mm (pesa parecchi chili) a 1/1000 !. Se avete bevuto troppo, nessuna regola vi salverà dal mosso, mosso creativo, mosso piacevole….magari un bel mosso rosso, opportunamente imbottigliato.

Teleobiettivi e stabilizzatore

I teleobiettivi con focali da 300 mm e oltre sono generalmente pesanti e ingombranti. Si parla di diversi chili, a seconda della luminosità. Scattare a mano libera diventa difficile. In linea di massima possiamo dire che si può fotografare senza cavalletto con focali, al massimo, di 300 mm. Negli ultimi anni, però, sono stati inventati appositi dispositivi, detti “stabilizzatori di immagine” che compensano le vibrazioni della mano del fotografo, con dei micro movimenti delle lenti interne alle ottiche. Con questi sistemi è possibile scattare anche con tempi di posa un po’ più lunghi, a seconda dei modelli. Alcuni stabilizzatori promettono tempi di posa più lunghi anche di 4 stop, rispetto al canonico “reciproco della focale”, di cui abbiamo parlato prima. In linea di massima possiamo dire che sono valori soggettivi e dipendono molto anche dall’operatore. Se avete bevuto troppo….nessun stabilizzatore vi potrà aiutare. Alcune fotocamere hanno lo stabilizzatore interno, quindi sono in grado di sminuire le vibrazioni con tutte le ottiche. In genere, però, è meglio avere un meccanismo direttamente dimensionato per l’ottica in questione, quindi interno allo stesso obiettivo: un conto è stabilizzare un 200 mm, un altro un 600 mm, più pesante, più ingombrante e con le lenti più spesse, grandi e voluminose.

Ghiaccio. La distanza tra le varie stalattiti è minore di quanto non sia in realtà, a causa della compressione del 200 mm. Nikon D800, Nikkor 70-200 VR 4. Focale 200 mm; Flash Sb 600, per scurire lo sfondo.
Ghiaccio. La distanza tra le varie stalattiti è minore di quanto non sia in realtà, a causa della compressione del 200 mm. Nikon D800, Nikkor 70-200 VR 4. Focale 200 mm; Flash Sb 600, per scurire lo sfondo.

Da ricordare, in ogni caso, che, usando il treppiede, è meglio disabilitare lo stabilizzatore, altrimenti rischiamo di ottenere comunque foto mosse, in quanto il sistema tenterebbe di compensare un movimento che non esiste, “bloccato” proprio dal cavalletto. Se, invece, non abbiamo portato il cavalletto ? Possiamo aiutarci cercando una sorta di appoggio di fortuna, come per esempio una roccia, un albero, un muretto e così via. Comunque è bene ricordare che anche la semplice pressione del dito sul pulsante di scatto può provocare delle vibrazioni. Utile, quindi, utilizzare un telecomando o uno “scatto flessibile”, oppure l’autoscatto, regolato con un ritardo di almeno una decina di secondi.

 

 

 “I soffioni” risultano compressi dall’utilizzo dello zoom regolato a 185mm. La distanza tra i fiori è minore di quanto non sia in realtà, a causa della compressione dell’ottica tele. Nikon D800, Nikkor 80-400 VR 4,5 / 5,6.
“I soffioni” risultano compressi dall’utilizzo dello zoom regolato a 185mm. La distanza tra i fiori è minore di quanto non sia in realtà, a causa della compressione dell’ottica tele. Nikon D800, Nikkor 80-400 VR 4,5 / 5,6
Il Monte Rosa dalla pianura lombarda, dal Parco del Ticino. Nikon D800, Nikkor 70-200 VR 4. Focale 150 mm.
Il Monte Rosa dalla pianura lombarda, dal Parco del Ticino. Nikon D800, Nikkor 70-200 VR 4. Focale 150 mm.
Cime dalla pianura: la distanza tra le montagne e gli alberi è notevole, circa 130 km in linea d’aria. L’ottica lunga “annulla” la lontananza dei due soggetti. Nikon D800, Nikkor 70-200 VR 4. Focale 200 mm;
Cime dalla pianura: la distanza tra le montagne e gli alberi è notevole, circa 130 km in linea d’aria. L’ottica lunga “annulla” la lontananza dei due soggetti. Nikon D800, Nikkor 70-200 VR 4. Focale 200 mm;

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