Un tramonto sulle Pale di San Martino

Nikon D850; Nikkor 24-70 afg 2,8; focale 40 mm; f8; 1/40 sec; iso 64

Suggerimenti, o meglio, foto – consigli per un buon tramonto sulle Pale di San Martino

di Cesare Re

Per un fotografo di montagna, l’ora del tramonto è una sorta di rito. Nel luogo prescelto, si attende con trepidazione il momento in cui il sole inizia a calare verso l’orizzonte, una speranza silenziosa che cime e rocce si colorino con pennellate arancio, rosso e vermiglio, in un crescendo di tinte, paragonabili ad una sinfonia, con le note che diventano sempre più intense. Sulle Dolomiti, sulle Pale di San Martino in questo caso, si ammirano situazioni particolari, in quanto sono proprio le rocce dei monti pallidi che, per conformazione geologica, si colorano accendendosi con tonalità molto peculiari. Questo attimi sgargianti sono chiamati “Enrosadira”, dalle popolazioni ladine, anche se  le Pale di San Martino, si trovano in Trentino e non in Alto Adige o in alta Val di Fassa.

La Visione e la Composizione

Per questo foto – consiglio, ho deciso di selezionare queste tre immagini, scelte tra le cime più iconiche del gruppo delle Pale di San Martino, cercando composizioni che evidenziassero le loro forme uniche contro un cielo che, fortunatamente, presentava delle nuvole sparse ma definite, ideali per aggiungere profondità e interesse, discorso valido, in generale, per tutte le tipologie di fotografia di paesaggio.

1. Il Cimon della Pala: Il “Cervino delle Dolomiti”

La prima immagine cattura l’essenza stessa del Cimon della Pala. Ho scelto una composizione verticale per accentuare la sua forma slanciata e piramidale. Il picco è isolato contro un cielo blu cobalto, con alcune nuvole leggere che sfiorano la cima, conferendo un senso di altitudine e mistero. La base della montagna è immersa in una silhouette che ho voluto scura e netta, che serve come un solido piedistallo e crea un contrasto netto con la parete illuminata dal sole calante. L’esposizione è stata bilanciata per mantenere il dettaglio sulla roccia rosata senza bruciare i punti luce più luminosi. Ho misurato in spot la roccia. Sulle Dolomiti, in genere, tendo sempre a misurare la roccia in luce. A seconda dei casi, scelgo poi se modificare leggermente i valori suggeriti dall’esposimetro già in ripresa, anche se poi, ovviamente, si può intervenire in post produzione. L’ombra alla base del Cimon è scura, per scelta. Ho iniziato a fotografare con la pellicola per diapositiva che si usava per la pubblicazione di immagini su riviste di carta patinata. In particolare, ho sempre amato la Fujichrome Velvia 50, molto satura e con ombre nette e scure. Evidentemente, molte delle mie fotografie, anche oggi in digitale, sono condizionate da questo mio background culturale. Cimon della Pala: Nikon D850; Nikkor 24-70 afg 2,8; focale 60 mm; 1/50 sec; f/8; ISO 100. Misurazione media compensata sulla roccia. Treppiede. 

2. La Pala di San Martino: Un Gioco di Luci e Ombre

In questo caso, ho allargato leggermente l’inquadratura per includere una porzione più ampia del massiccio, con la Pala di San Martino come fulcro. In questa immagine, il gioco di luci e ombre è molto più marcato. La base scura della montagna si estende verso l’alto, come una marea nera che cerca di avvolgere i picchi. Ma la cima della Pala emerge trionfante, illuminata da una luce calda e intensa. Un dettaglio cruciale è la grande nuvola cumuliforme che sovrasta le vette. La nube crea un contrappeso visivo perfetto, bilanciando la composizione e aggiungendo drammaticità. Pala di San Martino: Nikon D850; Nikkor 24-70 afg 2,8; 1/60 sec; f/6,3; ISO 100. Treppiede. 

3. Cima Rosetta: La Luce e le Forme

In questa fotografia della Cima Rosetta, la qualità e l’intensità della luce sono al loro apice. L’Enrosadira colora le pareti di un arancione-oro intenso, quasi irreale. La composizione comprende anche le cime adiacenti e le forme complesse della cresta. La linea dell’orizzonte è posizionata in modo da evidenziare il cielo sopra le cime che diviene elemento determinante, con le nubi soffuse e trionfanti di luce che coronano la scena, completando l’atmosfera eterea. Cima Rosetta: Nikon D850; Nikkor 24-70 afg 2,8; focale 48 mm; 1/40 sec; f/8; ISO 100. Treppiede.

 

Consigli tecnici

Per un approccio non casuale, è necessario conoscere l’orientamento del sole e trovarsi in loco con un certo anticipo, in modo da poter studiare l’inquadratura e ragionare sulle varie possibilità. In genere, si misura l’esposizione nelle parti in luce; sulle Dolomiti la roccia illuminata è, solitamente, un punto idoneo. Meglio usare misurazione spot, o media compensata. Rispetto ai valori suggeriti dall’esposimetro, può essere utile sottoesporre con valori sino a 2/3 di stop, anche se poi si possono ottenere risultati simili anche in post produzione. Per ottenere una buona profondità di campo, si utilizzano diaframmi chiusi, intorno a f 11, o similari, anche se poi dipende dalla presenza, o meno, di più piani nella composizione dell’immagine. Tutte le ottiche sono importanti nella fotografia di paesaggio. La scelta dipende da quello che intendiamo comunicare: grandangoli per immagini d’insieme e ottiche “normali” o teleobiettivi, per selezionare l’inquadratura, come se stessimo scattando un ritratto ad una singola cima. Iso bassi sono importanti, per evitare rumore digitale e ottenere massima qualità di immagine. Treppiede sempre indispensabile. Una post produzione atta allo “sviluppo” del file digitale, servirà a perfezionare lo scatto ottenuto in ripresa.

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