
Quando pensiamo alla macrofotografia, immaginiamo spesso soggetti completamente isolati dallo sfondo, sfocati in un soffice bokeh, spesso puntando al massimo ingrandimento o, comunque, a notevoli rapporti di riproduzione. Ma c’è un altro modo di raccontare quelle che mi piace chiamare “le piccole grandezze della natura”, in questo caso i soggetti del sottobosco: la macro ambientata. Ne ho parlato spesso, in questo sito, e racconto sempre questa tipologia di scatto, nei miei corsi e workshop di fotografia e nei vari “4 passi fotografici”.
In questo scatto, realizzato con una Nikon D810 e un obiettivo ultra-grandangolare da 14 mm della Sigma, l’obiettivo non era solo mostrare i dettagli di questo piccolo gruppo di funghi, cresciuto tra le foglie secche, ma contestualizzarlo nel suo habitat naturale. I puristi diranno che non è una vera macro, ed è vero, ma rimane unoa possibilità molto interessante di raccontare il bosco. L’angolo di campo così ampio permette di abbracciare l’intero sottobosco autunnale, portando l’osservatore direttamente a livello del suolo, come se ci si trovasse immersi nella scena. Ecco…io ero immerso nelle foglie e semisdraiato al suddetto freddo e umido suolo. Ma si sa, a volte, una sana sofferenza è parte integrante della fotografia naturalistica.
Scattare a pochi centimetri da terra dentro un bosco presenta sempre qualche problema di illuminazione. Per dare tridimensionalità ai funghi e farli risaltare dal tappeto di foglie autunnali senza perdere l’atmosfera soffusa del bosco, ho utilizzato la tecnica di illuminazione mista fill in, ovvero ho mischiato la luce ambiente con la luce artificiale:
Luce naturale d’ambiente e luce flash: ho usato iso 64 per ottenere un lampo flash debole. Con diaframma f 16 ho ottenuto estesa profondità di campo e un fascio di luce flash debole che illumini solo i funghi e non lo sfondo che rimane illuminato per la sola luce ambiente.
Flash staccato dalla fotocamera eposizionato lateralmente in primo piano per illuminare delicatamente il gruppo di funghi. Separa il soggetto principale dallo sfondo e ne esalta le texture, le venature e i dettagli del legno decomposto. La luce del flash “scava” nella materia, evidenziando la stessa.
Poca luce naturale: nel sottobosco la luce è sempre poca e il flash aiuta molto, anche per questo motivo. Nonostante il treppiede, ben posizionato quasi al suolo, un tempo di posa di 1/6 di secondo può creare qualche problema di mosso o micro mosso. Il flash aiuta molto anche per ovviare a questo problema.
Composizione: i funghi sono posti leggermente di lato e non in posizione centrale. Quando uso il grandangolo, soprattutto se con angolo di campo così esteso come quello del 14 mm su full frame, inclino leggermente la fotocamera, dall’altro verso il basso, per esaltare la prospettiva e le linee di fuga. Questo semplice escamotage è evidente, in questa foto, osservando l’inclinazione degli alberi sullo sfondo.