Nikon D5, Nikon Z9 e Iphone 17 sono gli strumenti utilizzati dagli astronauti della NASA, bravissimi fotografi che non necessitano né di un corso di fotografia, né di un workshop su come fotografare la luna
di Cesare Re
La missione Artemis II rappresenta un momento storico per l’esplorazione spaziale: è il primo volo con equipaggio umano verso l’orbita lunare dopo oltre 50 anni, dai tempi del programma Apollo. Lanciata nell’aprile 2026, la missione ha portato quattro astronauti a compiere un viaggio di circa dieci giorni attorno alla Luna e ritorno, con l’obiettivo di testare sistemi e tecnologie in vista delle future missioni di allunaggio. Tutte le foto: copyright NASA
Esperienza visiva
Ma Artemis II non è solo un passo tecnologico, ma è anche un’esperienza visiva e umana senza precedenti, come dimostrano le immagini diffuse dalla NASA, tra cui quelle raccolte nella galleria di sfondi per dispositivi mobili che gentilmente sono messe a disposizione e scaricabili dal sito della NASA.
Il fascino dell’insolito: perché queste immagini ci colpiscono
Le fotografie che più attirano l’occhio umano non sono necessariamente quelle tecnicamente perfette, ma le più inusuali e diverse da quelle cui l’osservatore è abituato. Il nostro occhio è naturalmente attratto da ciò che “stacca e rompe” dal consueto: prospettive nuove, colori inattesi, scenari impossibili da vedere dalla Terra, in questo caso. Ed è proprio questo che rende straordinarie le immagini di Artemis II. Nella raccolta NASA compaiono scatti con visioni in cui il nostro pianeta appare piccolo, lontano, sospeso nel buio cosmico e nella tranquillità silenziosa del cosmo, ma soprattutto fotografie del LATO NASCOSTO DELLA LUNA, quello non visibile dalla terra, per una questione di rotazione. La rotazione della Luna sul proprio asse, infatti, è del tutto sincrona con il moto di rivoluzione attorno alla Terra, quindi il lato nascosto non è mai visibile dal nostro pianeta. Questa vista della Terra dalla Luna, quindi, è una delle esperienze più rare e potenti che l’essere umano possa immaginare. Non è solo una fotografia: è un cambio di prospettiva e di visione. Già durante le missioni Apollo, immagini simili cambiarono il modo in cui l’umanità percepiva sé stessa. Artemis II rinnova questa esperienza con tecnologie e fotocamere moderne e una qualità visiva ancora più impressionante. In un certo senso mi vengono in mente le fotografie di Vittorio Sella che mostravano luoghi lontani, esotici, in Caucaso (a partire dal 1889), in Africa (1906) e nel Karakorum (1909) per esempio, in un periodo in cui non c’erano la televisione e non si poteva cercare i luoghi su google. Le foto del celebre alpinista, scalatore ed esploratore italiano erano l’unico modo per vedere questi luoghi, proprio come le immagini della NASA sono un modo nuovo, l’unico, di vedere il lato nascosto della Luna.
Fotografie dallo spazio: strumenti e autenticità
Un aspetto affascinante di queste immagini è la loro autenticità: non sono render o simulazioni o invenzioni dell’intelligenza artificiale, ma fotografie reali scattate dagli astronauti durante la missione. La NASA utilizza da anni attrezzature fotografiche professionali, Nikon e Hasselblad Lunar (Hasselblad 500c, quella del 1962, non l’attuale mirrorless). In particolare, molte foto delle missioni recenti sono state realizzate con fotocamere Nikon, come la Nikon D5 e la Nikon Z9, modificate (pare) per funzionare in condizioni estreme. La D5, reflex professionale è stata portata, come garanzia di affidabilità. La nuova mirrorless Z9, invece, per essere collaudata, per future missioni.
Hasselblad 500C Lunar
L’appellativo di Lunar si riferisce sia a Hasselblad 500C Lunar, sia alla moderna Mirrorless del 2012. La celeberrima 500C, fu la prima fotocamera utilizzata nello spazio e sulla Luna. La Hasselblad 500C originale, introdotta nel 1957, è diventata un simbolo dopo che l’astronauta Walter Schirra ne portò una versione modificata durante la missione Mercury del 1962. La fotocamera fu modificata e soprattutto alleggerita, eliminando il rivestimento in pelle, lo specchio e il mirino. Sulla Luna (missione Apollo 11), per l’allunaggio del 1969, la NASA impiegò versioni più avanzate, come la Hasselblad Data Camera (HDC) e la Hasselblad Electric Camera (HEC). Cosa curiosa è che gli astronauti riportarono a Terra solo i magazzini contenenti le pellicole, con le preziose immagini, lasciando ben 12 fotocamere Hasselblad sulla superficie lunare. Che spreco! Ovviamente era indispensabile ridurre il peso, per decollare e tornare sulla Terra! Chi viene a recuperarle! Workshop di fotografia di FotoPerCorsi: come fotografare la luna e, già che ci siamo, recuperiamo le fotocamere. Tranquilli! Il viaggio è a buon mercato!