Obiettivi Vintage: quando i difetti divengono pregio fotografico

 

Papavero rosso con bolle, dovute al controluce
Foto, di Anna Pirozzi, scattata con Nikon D7200 (APS-C) ed Helios 44-2 (58mm f2,0) i punti luce sullo sfondo sono gocce d’acqua su superficie trasparente in controluce, i punti luce assumono verso i bordi il classico aspetto allungato che dona l’effetto swirly che sarebbe ancora più marcato su FF. Nikon d7200, f2,0, 1/3200sec, ISO 100, mano libera.

di Christian Locatelli / FotoPerCorsi

Cos’è un obiettivo vintage?

Quando ho pensato di scrivere questo articolo, la prima domanda che mi sono posto è dare una definizione di obiettivo vintage, così ho cercato su internet ma non ho trovato nulla che mi soddisfacesse appieno. Dirò, quindi, cosa intendo per obiettivo vintage.

Una lente vintage è un obiettivo fuori produzione, concepito per macchina fotografica analogica, con messa a fuoco manuale e prodotto prima del 1980.

Questa definizione comprende molti obiettivi, alcuni con “difetti” che li rendono unici, altri anche di alta qualità.

Perché acquistare e usare un obiettivo vintage?

I motivi principali per acquistare un obiettivo vintage sono due: la particolarità della resa fotografica e i costi contenuti.

Gli obiettivi moderni, grazie agli sviluppi tecnologici, hanno una resa fotografica molto uniforme per cui, ad occhio, non ci sarà grossa differenza, a parità di fotocamera e condizioni ambientali, tra l’immagine prodotta da diverse ottiche, ad esempio con focale 50mm f1.8, prodotte dalle differenti marche principali. In passato la tecnologia meno evoluta faceva sì che i costruttori dovessero scendere a più compromessi sacrificando ognuno aspetti diversi per cui la resa fotografica si differenziava molto da obiettivo a obiettivo, in special modo per quanto riguarda la nitidezza a tutta apertura e lo sfocato o bokeh.

Anche l’aspetto economico gioca la sua parte, ad eccezione di alcuni obiettivi rari e famosi, si possono acquistare obiettivi vintage, per quanto riguarda le focali standard, a poche decine di euro e grandangoli e teleobiettivi a qualche centinaio di euro, comunque a prezzi generalmente molto inferiori del corrispettivo moderno, a volte con qualità ottica molto simile.

In questo articolo ci occuperemo principalmente degli obbiettivi con “difetti” che rendono la loro resa fotografica molto particolare, tralasciando altre celeberrime ottiche un po’ datate, ma ancora di notevole qualità, come alcune prodotte da Leica, Zeiss, Nikon e Hasselblad che vengono spesso ancora utilizzate, anche in ambito professionale.

 

Foto scattata con Nikon D810 e Meyer Optik Gorlitz Trioplan 100 f2,8, meglio noto come Trioplan 100. I punti luce sullo sfondo sono delle gocce d’acqua che, fuori fuoco, assumono questo aspetto caratteristico, tipo “bolla di sapone”. Fotocamera su treppiede, diaframma a tutta apertura e un lampo di flash (Nikon sb800) per esaltare le gocce. Chiudendo il diaframma la dimensione delle bolle tende a diminuire.

 

Posso montare qualsiasi vecchio obiettivo sulla mia macchina fotografica?

Per rispondere a questa domanda bisogna introdurre due semplici concetti tecnici: il tiraggio e l’innesto.

Il tiraggio di una fotocamera è la distanza tra il piano del sensore (piano pellicola nell’analogico) e l’anello di innesto della fotocamera.

L’innesto o anello di innesto e il sistema di collegamento tra obiettivo e macchina fotografica.

L’accoppiamento di questi due elementi pone dei limiti all’utilizzabilità dei vecchi obiettivi sulle moderne fotocamere.

L’attacco dell’obiettivo al corpo macchina avviene tramite l’anello di innesto. Ogni casa costruttrice ha il suo anello d’innesto, diverso da quello di tutte le altre e ogni casa costruttrice presenta un tiraggio diverso dalle altre. Questo valeva in passato come vale oggi, per cui per poter utilizzare un obiettivo vintage sulla vostra fotocamera avrete bisogno di un anello adattatore che vi permetta di far coincidere il tiraggio nativo dell’obiettivo con il tiraggio della vostra fotocamera e che presenti entrambi i tipi innesti, su un lato l’innesto “femmina” a cui collegare l’obiettivo e sull’altro l’innesto “maschio” da collegare alla macchina fotografica.

In generale, le ottiche con tiraggio maggiore si possono montare su fotocamere con tiraggio minore, gli innesti di diametro minore si possono montare su innesti con diametro maggiore.

Molte case costruttrici, inoltre, hanno cambiato innesto nel corso degli anni per cui potrebbe servire un anello adattatore anche per utilizzare vecchie ottiche della stessa marca della nostra fotocamera.

Foto scattata con Nikon D810 e Meyer Optik Gorlitz Trioplan 100 f2,8, meglio noto come Trioplan 100.

Come utilizzo un obiettivo vintage su una fotocamera moderna?

Per utilizzare un’ottica vintage sulla nostra moderna fotocamera bisogna procurarsi, per prima cosa, un anello adattatore che per quanto detto in precedenza non fa altro che posizionare l’obiettivo alla giusta distanza tra ottica e sensore.

Nella sua versione più semplice ed economica l’anello adattatore non è altro che un pezzo di metallo per cui si perderà qualsiasi tipo di automatismo tra ottica e fotocamera.

La messa a fuoco è solo manuale e non si potranno usare le modalità: programma (P), automatica (AUTO) e priorità di tempi (S).

La fotocamera funzionerà in modalità manuale (M) o a priorità di diaframma (A). Quest’ultima dovrebbe essere quella più usata da chi legge questo blog e ha seguito   corsi  e workshop di FotoPerCorsi per cui non dovreste notare grosse differenze se non la perdita dell’AF.

Attenzione però, usando un anello adattatore il diaframma non viene mantenuto alla massima apertura fino al momento dello scatto (se chiudete il diaframma, vedrete l’immagine divenire più scura) questo può comportare delle accortezze nella messa a fuoco come vedremo in seguito.

Con gli anelli adattatori, inoltre, verranno persi quasi tutti di dati EXIF. Se la vostra fotocamera lo consente, potrete impostare nel menù della stessa la lunghezza focale dell’ottica e massima apertura del diaframma, e questi elementi saranno riportati nei dati delle foto. Invece, diaframma effettivo di scatto e punto di messa a fuoco non saranno registrati. Saranno, invece, memorizzati il tempo di scatto e gli ISO.

Messa a fuoco su reflex

Su una reflex, chiudendo il diaframma, entrerà meno luce e diventerà tutto più buio. Farete, quindi, più fatica a mettere a fuoco. Pertanto dovrete fare manualmente quello che faceva in automatico la vostra fotocamera: metterete a fuoco con il diaframma a tutta apertura e, prima di scattare, metterete il diaframma all’apertura desiderata e quindi scattare. Può sembrare macchinoso, ma dopo un po’ ci si abitua e comunque, se non si chiude troppo il diaframma, entra abbastanza luce per riuscire a mettere a fuoco manualmente. Inoltre molti obiettivi vintage hanno dei meccanismi per rendere più facile l’operazione. L’alternativa è scattare in live view come con le mirrorless.

Messa a fuoco su mirrorless

Con le mirrorless, invece, le cose sono molto più semplici, la fotocamera si comporta più o meno come per gli altri obiettivi e non troverete grandi differenze rispetto alle consuete situazioni fotografiche.

Ottiche più facilmente reperibili

Nel corso degli anni sono stati prodotti in gran numero e da varie case, i cosiddetti “cinquantini”, sia per facilità costruttive, sia perché erano le focali fornite a corredo con le fotocamere. Le ottiche con una focale intorno ai 50mm (tra i 40 e i 60 millimetri) e con una apertura massima di diaframma tra 1.2 e 3.5 con prevalenza di apertura compresa tra 1.7 e 2.8, sono gli obbiettivi vintage più facilmente reperibili in assoluto. Piuttosto comuni sono anche le ottiche medio tele, con lunghezza focale tra gli 80mm e i 150mm, con i 135mm a farla da padrone. Parecchi sono quelli con aperture di diaframma comprese tra 1.8 e 4, con prevalenze di aperture tra 2.8 e 3.5. Si riescono a trovare anche un discreto numero di 80/90mm. Con la stessa facilità dei medio tele si trovano anche grandangoli, con lunghezze focali da 28mm e 35mm e aperture di diaframma tra 2.8 e 3.5.

Altra lunghezza focale che si trova con facilità è la 200mm, con aperture di diaframma comprese tra 3.5 e 5.6.

E gli innesti ?

I più facilmente reperibili sono quelli a vite M42, che per molti anni è stato l’attacco universale usato da quasi tutti i costruttori (vedi box di approfondimento). Con questo innesto sono realizzate molte delle ottiche che più ci interessano per i loro “difetti”.

Ottiche con “effetti speciali”

Quali sono questi “effetti speciali” delle ottiche vintage che li rendono così apprezzati da chi li utilizza?

I principali effetti che si possono ottenere sono essenzialmente 2: Swirly Bokeh e Bubble Bokeh, vale a dire sfocato “vorticoso” e sfocato a “bolle di sapone”.

Le lenti con lo sfocato “swirly” (piacevolmente vorticoso) più famose sono le lenti Helios prodotte dalla KMZ, copia russa delle più pregiate Zeiss Biotar in particolare: l’Helios 40 85/1.5 e l’Helios 44 58/2.0.

ragazza ritratta con sfondo di fiori
Foto scattata con Samsung NX3000 (APS-C) ed Helios 44M-7 (58mm f2,0) l’effetto swirly, che sarebbe ancora più marcato su FF, in questa foto è dato dal fogliame e fiori sullo sfondo e dalla luce che li attraversa senza alcun accorgimento particolare. Samsung NX3000, f2,0, 1/320sec, ISO 100, mano libera.

Oltre a queste ci sono anche un certo numero di ottiche con il cosiddetto schema petzval che hanno uno sfocato vorticoso molto accentuato, con solo la parte centrale a fuoco e tutto il resto sfocato a vortice, è un bokeh estremo, lo citiamo, ma è solo per veri appassionati.

Le lenti con sfocato a “bolla di sapone” più famose sono quelle prodotte dalla Meyer Görlitzin in particolare : il Trioplan 100/2.8, il Trioplan 50/2.9 e il Primoplan 58/1.9

 

fiore soffione con sfondo onirico e bolle di sapone
Foto scattata con Nikon D7200 (APS-C) e Meyer Optik Gorlitz Oreston 1.8/50 (50mm f1,8) i punti luce sullo sfondo sono gocce d’acqua su superficie trasparente in controluce che fuori fuoco assumono il tipico aspetto a “bolla simil Trioplan”. Nikon d7200, f1,8, 1/4000sec, ISO 100, mano libera.

 

Foto scattata con Nikon D810 e Meyer Optik Gorlitz Trioplan 100 f2,8, meglio noto come Trioplan 100. I punti luce sullo sfondo sono delle gocce d’acqua che, fuori fuoco, assumono questo aspetto caratteristico, tipo “bolla di sapone”. Fotocamera su treppiede, diaframma a tutta apertura e un lampo di flash (Nikon sb 800) per esaltare le gocce.

Abbiamo anche lenti con uno sfocato “duro” che assomiglia a quello a bolle di sapone ed è comunque particolare e apprezzato. Possiamo citarne alcune: l’Olympus OM 55/1.2, lo Zeiss 50/1.4, il Revuenon 55 f/1.2, il Minolta MC Rokkor 50 f/1.7, il Varexon 135 f/2.8.

ritratto di ragazza coi capelli azzurri
Foto scattata con Nikon D7200 (APS-C) e Varexon 2.8/135 (135mm f2,8) la luce che filtra tra gli alberi fuori fuoco sullo sfondo ha contorni molto netti che contraddistinguono un bokeh “duro”. Nikon d7200, f2,8, 1/250sec, ISO 100, mano libera.

Ci sono anche lenti che per la particolare conformazione delle lamelle del diaframma, a particolari aperture dello stesso, creano uno sfocato a “stella”; la più famosa di tutte è l’Industar 61L/Z 50/2.8

Nikon D7200 (APS-C) e Industar 61 L/Z 2.8/50 (50mm f2,8) i punti luce sfocati dati dalle gocce di rugiada su fiori e ragnatele sullo sfondo assumono il tipico aspetto a “stella” per diaframmi compresi tra 5,6 e 8,0. Nikon d7200, f5,6, 1/200sec, ISO 100, mano libera.

Rimandiamo all’apposito box l’approfondimento sul così detto “monster bokeh”, che non è un vero e proprio “effetto speciale”

Quale “effetto speciale” e con quali ottiche?

L’effetto più apprezzato sui social è sicuramente il bubble bokeh, ma ci sono anche tanti appassionati dell’effetto swirly. I due obiettivi principe per questi due effetti sono il Trioplan 100/2.8 per lo sfocato a bolla e l’Helios 40 85/1.5 per lo sfocato vorticoso. Sfortunatamente la loro nomea li ha resi molto ricercati e costosi. Il Trioplan 100/2.8 viene proposto a prezzi che vanno dai 400 ai 600 euro, l’Helios 40 85/1.5 sui 300 euro.

Fortunatamente, per entrambi gli obbiettivi, ci sono alternative più economiche.

Per il Trioplan e l’effetto bolla di sapone, le alternative sono: le poco economiche Trioplan 50/2.9 e il Primoplan 58/1.9, vendute tra i 150 e 300 euro, e le più economiche Domiplan 50mm f/2.9 Oreston 50/1.8 (Pentacon 50/1.8) vendute tra i 20 e i 60 euro. In generale tutte le ottiche di casa Meyer Görlitzin garantiscono un più o meno marcato effetto bubble.

Per l’Helios 40 85/1.5, la principale alternativa è appunto l’Helios 44 che trovate a prezzi compresi tra i 20 e i 50 euro e in generale gli obbiettivi della serie Helios.

Per curiosità riportiamo che, per entrambi gli obbiettivi, c’è chi adatta le loro versioni per proiettore prive di diaframma e elicoide di messa a fuoco all’utilizzo su fotocamera; costano circa la metà, ma è un lavoro da “specialisti”.

Modifiche delle ottiche vintage

Le ottiche vintage degli anni 60/70 venivano costruite manualmente e non hanno componenti elettroniche; più sono vecchie e più la loro costruzione risulta semplice, per cui risulta agevole smontarle e modificarle. In rete troverete molte modifiche possibili per alcuni obiettivi vintage. L’obiettivo più modificabile e modificato è l’Helios 44.

La modifica più semplice da realizzare su un obiettivo vintage è l’inversione della lente frontale. Con tale modifica (se possibile eseguirla mantenendo la messa a fuoco) viene enfatizzato l’effetto vorticoso dello sfocato. Per contro si riduce la zona nitida dell’obiettivo alla parte più centrale. E’ necessario, quindi, lavorare con diaframmi più chiusi per avere nitida una porzione accettabile della foto.

papavero in controluce
Foto scattata con Nikon D7200 (APS-C) e Pentacon auto 2.8/29 (29mm f2,8), l’obbiettivo è stato modificato invertendo la lente frontale, questo crea, su questo obbiettivo un effetto swirly molto marcato nella parte centrale dell’obbiettivo e una “coma” nelle parti più esterne, su APS-C la coma è appena visibile risulta evidente su sensore FF. In questa foto i punti luce sullo sfondo sono gocce d’acqua su superficie trasparente in controluce, ma gli effetti della lente invertita sono così evidenti che non c’è bisogno di nessuna accortezza particolare per ottenerli, talmente marcati che a tutta apertura solo una piccola parte centrale della foto risulta a fuoco e spesso è consigliabile chiudere un po’ il diaframma. Nikon d7200, f2,8, 1/2500sec, ISO 100, mano libera.

Ci sono altre modifiche specifiche per ogni obiettivo, come inversione della lente posteriore ed altre. Se sarete colti da incontrollabile passione, divertitevi a cercare info in rete o a inventare qualcosa di più personale.

Con che ottica vintage cominciare?

Per il suo costo molto contenuto (tra i 20€ e i 50 €), per la sua semplicità e per la facilità di modifica consiglio di provare, come prima lente vintage, l’Helios 44.

Di questo obiettivo ne esistono svariate versioni, le prime 44-1, 44-2, sono senza trattamento antiriflesso delle lenti e hanno 8 lamelle. La 44-3 è la prima con trattamento antiriflesso e mantiene 8 lamelle. Dalla 44-4 o 44M-4 (la M sta per M42) in poi, il diaframma è a 6 lamelle.

Quale comperare di queste?

Semplice. Quella che costa meno! L’effetto swirly è dato dallo schema ottico che è lo stesso in tutte le versioni e non dipende dal numero di lamelle. C’è chi preferisce lenti con trattamento antiriflesso e chi quelle senza. L’effetto sarà presente in ogni versione.

Con pochi euro, potrete provare la messa a fuoco manuale e il controllo diretto del diaframma e avere delle foto con sfocato vorticante.

Come prima ottica ho consigliato l’Helios 44, oltre che per la sua economicità, perché consente di ottenere facilmente l’effetto swirly. Basta ci sia della luce che filtra tra le foglie, della ghiaia o sfondo con fiori per ottenerlo. L’effetto bubble bokeh, invece, è più difficile da ottenere e richiede pazienza, luce e condizioni adatte e, a volte, qualche “trucco”.

Mentre se acquistate un Helios sarete sicuri di ottenere l’effetto swirly, non crediate che se acquistate un Trioplan otterrete subito l’effetto bubble.

Dopo la prima ottica vintage che faccio?

Se vi sarà piaciuto questo primo obiettivo, avrete preso familiarità con messa a fuoco manuale e utilizzo del diaframma, potrete addentrarvi nel mondo del vintage e acquistare altri obiettivi, a seconda delle vostre esigenze (ritratto e macrofotografia sono i generi più indicati).

Se vi è piaciuto l’effetto swirly, potrete provare a cercare qualche altro obbiettivo della serie Helios o con schema Petzval o, se sarete più audaci, provare a invertire la lente frontale del vostro Helios o di altri obbiettivi (io l’ho fatto sul Mir 1B 37/2.8 e su un Pentacon 29/2.8). Attenti a non farvi prendere troppo la mano, io ho rischiato il divorzio. Santa la mia Anna !

Oppure potrete provare a prendere qualche ottica della Meyer Görlitzin, iniziando dalle meno costose, per provare a ottenere il famoso bubble bokeh.

Il mio consiglio

Il mio consiglio, dopo avere provato i grandi classici economici, è di evitare gli obbiettivi troppo famosi e costosi. Provare, invece, a cercare il vostro obiettivo vintage preferito, magari non proprio con effetti strabilianti, ma uno che possa conferire alle foto un qualcosa di diverso, per esempio: una colorazione gradevole, uno sfocato pittorico o cremoso, o duro; insomma un risultato che incontri il vostro gusto, senza dover ricorrere alla post produzione. Insomma cercate l’obiettivo che fa per voi e che vi rappresenta. Io ho trovato particolare soddisfazione con i “cinquantini” prodotti dalla Petri e con un obiettivo misconosciuto della Ozunon.

In generale potrete trovare molti obbiettivi di produzione asiatica di marche misconosciute a basso costo che solitamente finiscono per “on” (Varexon, Ozunon, ecc.)

Dove acquistare gli obiettivi vintage

Sicuramente le ottiche vintage si possono acquistare nei mercatini dell’usato. Attenzione ! Non avrete alcuna garanzia di funzionamento. Nei negozi di fotografia, invece, viene fornita una garanzia scritta. Ovviamente potrete fare i vostri acquisti on-line sui siti più noti. Con gli obbiettivi vintage ed usati, in genere, è sempre meglio poter controllare l’effettivo funzionamento e l’effettivo stato di conservazione.

Quali Controlli ?

Le cose da controllare sono semplici: fluidità dell’elicoide di messa a fuoco, funzionamento del diaframma (si può incappare in obbiettivi con il diaframma bloccato a tutta apertura), pulizia e conservazione delle lenti (presenza di graffi, polvere, muffe; guardateli in controluce) e presenza di grasso sulle lamelle del diaframma. Occhio che quest’ultimo problema, vi distrugge il sensore.

Attenti alle fregature

La moda degli obbiettivi vintage ha attirato speculatori e anche truffatori. Un esempio lampante di speculazione è quello del Trioplan che, prima che venisse “riscoperto” e che scoppiasse la passione per il bubble bokeh, veniva venduto intorno ai 60 €. Oggi moltiplicate la cifra, sino ad arrivare anche a 500 euro, o peggio. E’ anche vero, però, che le quotazioni di un’ottica dipendono anche dal momento e dall’interesse per la stessa. Tra l’altro, il rapporto “qualità – prezzo”, oppure quello “desiderio fotografico – prezzo” o “moda fotografica -prezzo” o “fissa fotografica – prezzo” è del tutto personale. A ognuno le proprie valutazioni !

Ricordate sempre che gli effetti sono dati dallo schema ottico e non dal diaframma!

Un caso tipico di errore è quello di millantare effetto bubble, per obbiettivi che in realtà non lo hanno, approfittandosi della scarsa preparazione delle persone.

Dovete sapere che il Trioplan ha un diaframma a 15 lamelle, ma l’effetto bubble è dato dallo schema ottico, non dal numero di lamelle. Troverete in rete persone che provano a vendere a prezzi elevati obiettivi con diaframmi multilamelle, sostenendo che il numero elevato di lamelle vi farà ottenere il bubble bokeh. Non è così. Diciamo che il numero di lamelle influisce sulla piacevolezza del bokeh, ma che l’effetto bubble è determinato dallo schema ottico.

Altro esempio, che mi è capitato di recente, è di una persona che provava a vendere a più di 100€ un Helios 44-3, sostenendone la rarità (cosa falsa l’Helios 44 era l’obiettivo kit delle Zenit e ne sono stati prodotti in quantità industriale) e che questo, a differenza degli altri, aveva l’effetto swirly, perché il diaframma aveva 8 lamelle. Non è vero. Anche quelli con 6 lamelle vi daranno l’effetto swirly.

Vi dico che, effettivamente, di Helios ne sono state prodotte tantissime versioni, alcune   più rare di altre per l’aspetto esteriore. Lo schema ottico e la qualità, però, sono analoghe. Non sono obbiettivi particolarmente ricercati e una “livrea” poco comune non giustifica aumenti nel prezzo se non di pochi euro (5, 10 al massimo). In generale, consiglio di non spendere di più per versioni “rare” di un’ottica, ma di prendere quelle più comuni.

Approfondimento sul tiraggio

Come detto nell’articolo, la principale limitazione all’accoppiamento di un vecchio obiettivo a una fotocamera moderna è dato dal tiraggio. Chi possiede una mirrorless è avvantaggiato rispetto alla reflex, ma andiamo con ordine.

Ogni obiettivo è progettato per proiettare l’immagine ad una certa distanza dal sensore (tiraggio).

Per far sì che un obiettivo di marca diversa possa essere montato su una reflex con innesto del bocchettone diverso (per esempio Carl Zeiss su Nikon) è necessario usare un anello adattatore. Se il tiraggio è diverso (come nell’esempio Carl Zeiss – Nikon) per mantenere la messa a fuoco all’infinito è necessario che nell’anello, sia inserita una lente, modificando così lo schema ottico. In alti casi, però (per esempio Carl Zeiss su Canon Eos), un anello, senza lente interna, garantisce comunque la possibilità di mantenere la messa a fuoco all’infinito.

Con gli anelli adattatori è, quindi, possibile montare ottiche con tiraggio maggiore su fotocamere con tiraggio minore, basta che l’anello adattatore abbia una lunghezza tale da coprire la differenza di tiraggio. Facciamo un esempio: se compro un’ottica con un tiraggio di 40mm e la voglio montare su una fotocamera con un tiraggio di 30mm l’anello adattatore dovrà avere una lunghezza di 10mm. In generale le mirrorless, non avendo lo specchio hanno un tiraggio inferiore rispetto alle reflex.

A questo link trovate il tiraggio delle principali fotocamere e dei principali sistemi di innesto:

https://it.wikipedia.org/wiki/Tiraggio

Fortunatamente esistono anelli adattatori per tutti i principali innesti moderni e per tutti i principali obiettivi vintage.

Verificando il tiraggio delle varie fotocamere avrete sicuramente notato che il sistema di attacco Nikon F ha il tiraggio maggiore di tutte, per cui, per quanto detto prima, non si dovrebbero poter montare altri obiettivi su corpi Nikon. In realtà non è così. Esistono adattatori con lente che permettono di montare obiettivi con tiraggio minore su fotocamere con tiraggio maggiore, perdendo un po’ di qualità ottica, cosa accettabile se quello che si cerca è “l’effetto” e non la qualità assoluta. Montando un obiettivo a tiraggio minore su fotocamera a tiraggio maggiore quello che si perde è la messa a fuoco all’infinito, se la differenza di tiraggio non è eccessiva con un obiettivo standard si avrà la possibilità di mettere a fuoco fino a una distanza di circa 5 metri, distanza sufficiente per ritratto e macrofotografia. Per questi generi, quindi, non è necessario acquistare anelli con lente correttiva. Fortunatamente Nikon (a differenza di Canon e Leica) ha praticamente sempre mantenuto lo stesso attacco, anche nel passaggio da analogico a digitale, per cui per montare vecchie ottiche Nikon (serie AI e AIS) su corpi moderni non servono anelli adattatori (non montate le Pre AI, però, che richiedono una leggera modifica all’innesto. Si deve limare una piccola protuberanza. Si rischia di rovinare il bocchettone della fotocamera). Ad oggi, tra l’altro, con le nuove mirrorless serie Z, l’innesto è cambiato, così come il tiraggio. Esiste, però, un anello adattatore originale Nikon che consente di montare le ottiche Nikon F (insomma un gran gioco di anelli).

Innesti

Gli obbiettivi più datati avranno quasi sicuramente un innesto a vite, che è stato per anni un attacco quasi universale per tutte le fotocamere, poi sostituito dai più comodi innesti a “baionetta” ancor oggi utilizzati.

Gli innesti a vite sono essenzialmente due, l’innesto M42 o 42×1 anche detto innesto a vite Pentax. l’innesto ha diametro 42 mm e passo del filetto 1 mm e tiraggio 45,46 mm. Questo innesto non va confuso con l’innesto T2 della Tamron, anch’esso con diametro 42mm, ma con un diverso passo del filetto che li rende incompatibili. Se provate ad avvitare forzando un T2 su fotocamera M42 o viceversa, rovinerete (“spannerete”) uno o entrambi i componenti.

Tralasciando gli innesti Nikon F (ancora oggi utilizzato dalle reflex Nikon) e Canon FD, altri innesti molto diffusi e per i quali si trovano parecchi obbiettivi per fotocamere reflex 35mm sono il sistema Contax Yashica o C/Y, l’Olympus OM, il Minolta MD, il Pentax K e il Konika AR.

Per quanto riguarda le fotocamere a telemetro esiste il sistema a vite M39 o 39×1 anche detto innesto a vite Leica, diametro 39mm e passo 1 mm con tiraggio 28,80 mm. Va detto che prima del 1938 esisteva un sistema a vite 39X1, per fotocamere Reflex con tiraggio 45,46mm; fortunatamente è molto raro trovarne ai giorni nostri per cui non correrete il rischio di sbagliarvi. Dovete, invece, stare attenti ad alcuni obbiettivi Canon per fotocamere a telemetro che avevano una filettatura di poco diversa, ma quanto basta per rovinare l’innesto.

Per quanto riguarda le fotocamere medio formato, le cui lenti vanno bene su tutte le reflex dato il grande tiraggio, con anelli adattatori a volte anche tilt e shift, gli innesti più facilmente reperibile sono il Pentacon Six e il clone russo Kiev60 e l’Hasselblad con il suo clone russo Kiev 80.

Vintage di qualità

Oltre che per gli effetti speciali le ottiche vintage possono essere acquistate per la loro qualità a prezzi contenuti o comunque inferiori a quelli delle ottiche attuali, anche usate. Questo vale in maniera particolare quando non si ha la necessità di avere la messa a fuoco automatica come per ritratto o la macrofotografia.

Volendo fare un esempio, quasi tutte le ottiche Nikon della serie AI e AIS hanno una elevata qualità ottica e si possono trovare a buoni prezzi. Ad esempio il famoso Nikon 105/2.5 AI è venduto a prezzi compresi tra i 150€ e i 250€, l’equivalente più recente disponibile è il Nikon AF 105/2 D DC che costa circa 1000 € nuovo e 600€ usato.

Foto nikon 810 e 18 3,5

 

Tra l’altro se avete una fotocamera digitale Nikon, di fascia medio alta, potete usare le ottiche Ai e Ais, mantenendo la lettura esposimetrica (media compensata e spot) e l’accoppiamento col diaframma, senza neanche lavorare in stop down. Altri esempi possono essere gli obbiettivi super luminosi, come i 50/1.2 AI e 55/1.2 AI, a prezzi intorno ai 350€. Altri obbiettivi da ritratto come gli 85mm Nikon hanno costi simili all’usato più recente, ma una resa del colore più calda e meno neutra, rispetto agli omologhi moderni. Altre volte si possono trovare degli obbiettivi da ritratto dei paesi dell’est molto ben riusciti come ad esempio lo Jupiter 9 85mm/f2 che ha una ottima qualità e viene venduto usato intorno ai 150/200€, prezzo un po’ inferiore rispetto all’usato del corrispettivo Nikon che si aggira tra i 250/300€. Eccellenti anche le ottiche Carl Zeiss, con attacco Contax Yashica, e Leica R, che si possono montare, per esempio, su Canon Eos, con anello adattatore, consentendo di mettere a fuoco anche ad infinito e senza lente interna (che sarebbe invece necessaria per Nikon). Citiamo anche le ottiche medio formato di Hasselblad (formato 6×6), di qualità eccellente che si adattano facilmente a molti attacchi, tramite anelli.

Nikon D4 e Hasselbald, con anello KIPON HBRING. L’ottica è un “Carl Zeiss 80 mm; f.2.8 Planar T*” Anno fabbricazione 1974-1979.

E il Bokeh Monster ?

Il bokeh monster è la capacità dell’obbiettivo di restituire uno sfocato con punti luce perfettamente circolari a qualsiasi apertura. Non è un vero e proprio “effetto speciale” della lente, ma una caratteristica molto interessante. Le ottiche moderne hanno un numero di lamelle del diaframma tali, per cui, a tutta apertura, restituiscono uno sfocato perfettamente circolare. Una volta chiuso il diaframma, però, i punti luce divengono, spesso, esagonali o ottagonali. Succede, soprattutto, per le ottiche macro. In passato venivano prodotti obbiettivi con molte più lamelle (da 10 fino a 20). A volte le lamelle erano smussate, in modo da ottenere, a qualsiasi apertura del diaframma, uno sfocato dei punti luce perfettamente circolare. Questa caratteristica è detta “bokeh monster”. Altra conseguenza di un diaframma con molte lamelle è la possibilità di ottenere l’effetto stella del sole e di varie fonti di luce, con l’incremento dei raggi stessi. E’ sufficiente chiudere il diaframma. Il numero di raggi è pari al numero di lamelle, per lamelle pari, e pari al doppio delle lamelle, per lamelle dispari. Per esempio: se un moderno obbiettivo a 6 lamelle restituisce un effetto stella a 6 raggi, un vecchio obbiettivo a 12 lamelle restituirà una stella a 12 raggi, uno a 15 lamelle addirittura 30 raggi.

Meyer Optik Gorlitz Trioplan 50 2,9 

 

Helios 44

“Industar 61 L/Z”   50 f 2,8

 

In una situazione simile…fatevi delle domande, o andate da uno bravo…da un fotografo bravo, ovviamente, magari di FotoPerCorsi. Cose pensavate ?

Ottiche vintage, varie ed eventuali, di proprietà dell’autore dell’articolo. Quando superi la quota di 2 o 3 obiettivi vintage, è il caso di fare qualche riflessione fotografica…

 

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